- SI VIS PACEM / If you want peace

SI VIS PACEM / If you want peace

Ciriaco Campus | Italo Zuffi

a cura di
Adriana Polveroni

20 Aprile – 24 Settembre 2022
Calle de la Madonna, 1976 | Corte Petriana, San Polo 1448

Il giorno 20 aprile 2022, in occasione della settimana di preapertura della 59° Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery risponde alla drammaticità dei tempi attuali inaugurando una mostra bipersonale curata da Adriana Polveroni, che mette ineditamente a confronto i lavori di Ciriaco Campus (Bitti, Nuoro, 1951) e Italo Zuffi (Imola, 1969).
Mutuando il titolo dalla celeberrima locuzione latina “Si vis pacem para bellum” (“Se vuoi la pace prepara la guerra”), SI VIS PACEM pone, nella voluta sospensione della frase, un’implicita domanda, che resterà aperta, a sollecitare costantemente la coscienza: se vuoi la pace – posto che davvero tu voglia la pace – che cosa è necessario fare?
Riconoscendo quanto il mancato rispetto della verità (manipolata, fraintesa, sbeffeggiata, ignorata e alla fine occultata) sia essenziale nutrimento di ogni conflitto, Adriana Polveroni scrive: 

E forse, in effetti, la non verità, o il suo occultamento, la sua inevitabile opacità è un destino, o una condanna, che grava strutturalmente sul nostro essere al mondo, sebbene vi siano momenti storici, come l’attuale, in cui la ricerca della verità, e la sua parallela manipolazione, si radicalizzano.
È in questi momenti che il bisogno di verità si fa più urgente, ossessivo quasi, sostenuto da dati che in maniera asettica dovrebbero finalmente darle corpo, traducendola in ciò che di più oggettivo esiste, numeri, sequenze di numeri, e affidando a questi stessi numeri il compito di lenire la frustrazione del suo mancato raggiungimento. È il rito quotidiano che ha scandito il tempo dei nostri giorni, dei nostri ultimi due anni: percentuali di contagi e di feriti, numero di morti, da virus e da armi.
[…] Cosa può aggiungere una mostra a questo scenario, a questa mancanza strutturale che definisce, da sempre, il nostro essere al mondo? Può aggiungere una sua narrazione, la proposta di una visione di questo destino, realizzata attraverso il linguaggio a lei più congeniale: l’interpretazione che ne danno gli artisti. 

Ecco quindi che Ciriaco Campus rende visibili basi militari normalmente nascoste agli occhi di noi abitanti del mondo, facendo emergere in superficie qualcosa che appare come una sorta di escrescenza del suolo, opportunamente tenuta occultata e forse negata. E lo fa ricorrendo a un linguaggio antico dell’arte: l’arazzo, che un tempo decorava le pareti di residenze nobiliari per narrare imprese, fiere gesta di condottieri o territori esplorati e dunque codificati. 

[…] Italo Zuffi, coerente con la declinazione concettuale del suo lavoro e, mi si passi il termine, con una visione più “periferica” e meno centrale, con il suo sguardo sottilmente obliquo, propone un’immagine di non verità, o meglio di ambiguità, che fa leva proprio sulla promessa di certezza propinataci dai mass media. Quattro cerchi in gres, apparentemente oggetti inutili e indecifrabili appesi al muro, raccontano, con interruzioni e dislivelli dei bordi, le preferenze, espresse in percentuali, di diversi sondaggi proposti all’opinione pubblica […]. 

“La verità non esiste, se esistesse non potremmo conoscerla. Se potessimo conoscerla non potremmo comunicarla agli altri”.
Gorgia (485-375 avanti Cristo)

Opere

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ARTISTI

Ciriaco Campus

La sua ricerca si caratterizza negli anni 80 per la forte presenzialità affermativa della materia, rappresentata nella doppia veste del suo “esserci”, nella sua immanenza e del suo rimando a “pensarsi” in chiave simbolica. Dagli anni novanta il lavoro di Campus si definisce compiutamente intorno ai temi sociali, della serialità, della messa in scena, del vero/falso, utilizzando i dispositivi della comunicazione.

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Italo Zuffi

Italo Zuffi Imola, 1969. Vive a Milano.
Artista visivo, lavora con performance, scultura e scrittura.
Nel 2013 fonda con Margherita Morgantin il collettivo “Pawel und Pavel”.

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